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PRESENTAZIONE

del Fondatore e Presidente
onorario del gruppo Flora Alpina Bergamasca (F.A.B.)
Quand'ero ragazzo, seguivo spesso mio padre nelle
sue passeggiate tra i boschi e fu con lui che, senza volerlo, mi
ritrovai a sfogliare le prime pagine del grande libro della natura.
Mio padre che amava molto i fiori, cercava sempre di coinvolgermi, con
il suo semplice e spontaneo entusiasmo, facendomi notare l'immacolato
candore degli ellebori, il giallo solare delle primule, il blu cobalto
delle genziane, l'allegra festosità delle margherite, la sottile ed
intensa fragranza dei narcisi e dei ciclamini, le rosse bacche
dell'agrifoglio che spiccavano vive sul verde vitreo di foglie
pungenti.
Ma venne, anche per me, il tempo della naturale ed irrequieta
esuberanza giovanile che diede nuovo corso al vivere quotidiano e fece
nascere in me la passione per la montagna, una passione che
"ancor non m'abbandona". Come tutti i miei coetanei,
consideravo la montagna solo da un punto di vista strettamente
alpinistico-sportivo e, salvo qualche rapida ed indifferente occhiata
a rododendri e stelle alpine, non tenevo in alcun conto gli avvincenti
aspetti naturalistici dell'ambiente alpino, aspetti sui quali occhi e
fretta giovanili non sapevano né volevano soffermarsi.
Solo quando il salire s'andò facendo più lento ed affannoso, trovai
modo e tempo per apprezzare tutto ciò che in gioventù avevo
completamente trascurato: l'allegro e fresco gorgogliare di un
ruscello, il profumo resinoso di un bosco, la riposante quiete di un
pascolo, l'arcano linguaggio degli alpeggi fatto di sommessi muggiti e
di risonanti campanacci, la fascinosa bellezza dei fiori e la loro
straordinaria ricchezza di forme e di colori. Una ricchezza che
traspare dalla serie di bellissime immagini qui proposte non solo come
pregevole momento estetico, ma anche come momento di riflessione sulla
inesauribile fantasia creativa della natura e sulla sua capacità di
condensare in un piccolo fiore il messaggio di bellezza, di semplicità,
di serenità che l'uomo può e deve recepire. Un fiore non è solo un
armonico e delicato insieme di forme e colori, ma è gentilezza per
chi ha sensibilità, è tenerezza per chi ha cuore, è memoria per chi
ha anima.
Lasciarsi coinvolgere dalla bellezza di un fiore non è rimembrare
nostalgie d'altri tempi, ma è un'istintiva conferma dell'atavico e
mai spento desiderio di un mondo a misura d'uomo, un mondo il più
possibile integro e naturale, troppo spesso alterato o addirittura
cancellato dall'insensato comportamento dell'uomo più che
dall'inesorabilità del tempo.
Avvicinare i lettori, specie i giovani, al mondo della natura è il
fine primario di questa pubblicazione che si configura anche come
momento di aggiornamento culturale, come occasione di piacevole svago,
come primo accostamento alla sorprendente e poco conosciuta ricchezza
floristica del nostro territorio e, forse con un po' di presunzione di
cui faccio ammenda, la bellezza e il segreto linguaggio delle immagini
potrebbero indurre a riconsiderare valori etici ed educativi da tempo
offuscati, se non sopraffatti, dai concitati e a volte esasperanti
ritmi della vita moderna.
Un'altra importante finalità potrebbe considerarsi raggiunta se, dopo
avere sfogliato con attenzione questo libro, i giovani, o almeno
alcuni di essi, sempre lanciati all'inseguimento di mode e tendenze,
sapessero accogliere il suggestivo messaggio di serena tranquillità
che sempre emana dal mondo dei fiori e imparassero a ritagliarsi
qualche momento, al di fuori delle infinite tentazioni della civiltà
del progresso, per rimanere soli con se stessi a riflettere sul loro
futuro, sui loro sentimenti, sui loro sogni, sulle loro speranze.
Oggi l'uomo fa camminare il mondo secondo logiche di pensiero sempre
più evolute, la ricerca scientifica ha raggiunto altissimi livelli e
le meraviglie della tecnica ci seducono e ci sorprendono di giorno in
giorno.
Ma sul rovescio della medaglia compaiono grandi ferite proditoriamente
inferte al cuore di un insostituibile patrimonio naturale e già si
avvertono gli effetti deleteri dello sconvolgimento, forse
irreversibile, di quegli equilibri naturali che, da sempre, hanno
governato la vita sul pianeta.
Oggi, prima di aggredire selvaggiamente e irresponsabilmente il mondo
in cui viviamo, sarebbe opportuno un ripensamento: l'uomo, qualunque
sia la misura del suo successo, non sarà mai in grado di dare vita ad
un nuovo fiore o ad un esile filo d'erba. Solo la natura, nella sua
integrità, è capace di questo, perché solo la natura sa tradurre in
realtà il mistero della vita di cui è unica depositaria.
E qui mi torna alla mente un antico monito latino: "memento
homo", ricordati, uomo! ……. il binomio vita-natura è
inscindibile.
Claudio
Brissoni
Fondatore
e Presidente onorario del F.A.B.
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